Era la mattina del 30 gennaio 1994, quando, nella sua casa di Riva Fiorita, Luisa Conte, popolare attrice napoletana, lavorava alla sua scrivania, tra progetti per il futuro e i tanti impegni teatrali, che la vedevano recitare a tempo pieno al Teatro Sannazaro; all'improvviso fu colta da un malore, fece appena in tempo a rivolgersi alla nipote dicendo: "'O vi 'lloco, me gira a capa'" e subito dopo perse i sensi. Trasportata all'Ospedale Fatebenefratelli vi morì poco dopo, all'età di sessantotto anni.
Lasciò un vuoto immenso nel teatro napoletano, perchè oltre ad essere una grande attrice, Luisa Conte si era impegnata in prima persona nella direzione del Teatro Sannazaro; dal 1971 infatti, assieme al marito Nino Veglia, aveva lavorato intensamente per riportare agli antichi splendori quel glorioso palcoscenico, definito "la bomboniera". Luisa e Nino erano riusciti con successo, e senza sponsor, nella difficile impresa, dando di nuovo dignità a quell'antica istituzione, ormai ridotta come "'na puteca fetente", dove avevano recitato grandi attori come Eduardo Scarpetta, Ermete Zacconi, Eleonora Duse, Dina Galli ed Ermete Novelli.
Il teatro riaprì i battenti con 'Annella di Portacapuana' con Pietro De Vico, Ugo D'Alessio, e lei, Luisa Conte, che seppe dare il meglio di quanto aveva imparato nella lunga e prestigiosa carriera: era in un certo senso figlia d'arte, o meglio nipote, perchè sua nonna Brigida era stata prima ballerina di tango francese al teatro San Carlo, e lo zio, Pasquale Malleo in arte Fiorante era uno stimato attore teatrale.
Proprio con uno zio cantante, Oreste Malleo, Luisa aveva iniziato da piccola a cantare sulle navi ed ai matrimoni nei ristoranti di Posillipo, e si era poi dedicata al teatro con una tournee in Sud America; il successo arrivò con Eduardo De Filippo, che la scritturò nei primi anni 50 per il ruolo di Bettina in "Miseria e nobiltà" e successivamente la volle al suo fianco in tante altre commedie, come: "Non ti pago", "Questi fantasmi" e "Le voci di dentro".
Attrice di ineguagliabile talento, fu anche interprete di testi di Petito, Scarpetta, Marotta, Brancati e Pirandello, fino al sodalizio con Nino Taranto con cui portò in scena tutti i maggiori successi del grande Raffaele Viviani. Soffrente di disturbi cardiaci fu colpita da un infarto nel 1979 e si era poi sottoposta ad un difficile intervento chirurgico nel 1982; senza mai scoraggiarsi aveva smesso di fumare ed iniziato una rigida dieta, ma non aveva mai abbandonato il palcoscenico. Riportato il Sannazaro agli antichi splendori si era preoccupata poi di avviare alla carriera artistica le nuove generazioni, ed anche sua nipote Lara Sansone.
Toccò proprio a lei andare in scena per la prima volta dopo la morte della nonna, dopo che agli spettatori era stata appena annunciata l'improvvisa di Luisa Conte: lei stessa aveva insegnato che il teatro non si ferma mai e il suo pubblico le rese omaggio con un ultimo applauso.
Il giorno dei funerali, a San Ferdinando, la chiesa degli artisti, c'era tutta Napoli a darle l'addio. Emblematiche furono le parole di Rosalia Maggio, che ad un cronista disse: "Quando morì Beniamino Maggio Luisa fu intervistata e disse: "Oggi non se né andata una cantinella, cioè un'asse del palcoscenico, ma un sipario" così io dico: oggi non se né andato un sipario, ma un teatro intero... assieme a Luisella mia".
E dopo il solenne funerale, a cui partecipò tutto il mondo artistico napoletano, ma anche il popolo e tantissimi ammiratori, Luisa Conte ha continuato a "vivere" nel suo teatro, che quella stessa sera continuò lo spettacolo, con Giacomo Rizzo nel ruolo dell'attrice scomparsa. Ancora oggi il suo ricordo è vivo in ogni spettacolo del Sannazaro, grazie alla nipote Lara Sansone, e ai tanti attori che furono allievi. E in ogni spettacolo, il popolo ricorda, ed applaude ancora, la sua Luisa.
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Luisa Conte nacque il 27 aprile del 1925 da Alberto e Francesca Malleo. Figlia d'arte da parte di madre, in quanto il fratello della mamma, Pasquale Malleo era, in arte, Fiorante marito di Nunzia Fumo e valente interprete del repertorio vivianesco (ultraventennale la sua collaborazione con don Raffaele). Fu proprio in casa Malleo che sbocciò in Luisina (come la chiamavan tutti) l'amore per l'arte dello spettacolo. D'altronde era inevitabile, Fiorante, i Fumo e in ultimo ma non per ultimo, la nonna Brigida Conte ballerina al San Carlo, Luisina fu l'unica di 16 figli ad esplodere in quel mondo. Negli anni trenta la vita per la famiglia Conte era un po' dura, il padre arriffatore forcellese e la madre sarta faticavano a sbarcare il lunario, tutti dovevano partecipare al bilancio familiare. Luisina andò, come baby sitter, a casa di zio Pasquale "fiorante" e zia Nunzia. Ho avuto il piacere immenso di essere stato fatto oggetto di confidenze da parte di Luisa, che amavo ed amo ancora, la quale mi narrò che ella non ricordava quando aveva esordito in teatro, ma mi disse "...me so' fatta signurina 'o San Ferdinando". Noi sappiamo che già all'età di quattordici anni era in compagnia con la Cafiero-Fumo al teatro di Pontenuovo e già era ambita da grandi capocomici come Viviani al quale, suo malgrado, Luisina dovette per ben due volte dire no.
Nella Cafiero-Fumo, nel 1939, la nostra conobbe Nino Veglia che, nel 1947, poi diverrà suo marito e col quale partirà alla volta dell'America Latina per una lunga tournee, alla fine della quale ci fu il grande incontro. Luisina ed il marito furono scritturati da Eduardo e, con il Direttore, Luisina si forgiò, in modo completo, sia nel carattere che nella recitazione. All'inizio come scritturata semplice, poi come prima donna, Ella, seppe dare gran sfoggio della sua bravura, senza mai sbavare né strafare, con umiltà e semplicità, nascosta in un angolo a spiare ed a imparare. Il rapporto con Eduardo durò per circa quattro anni, nei quali Luisina seppe imporsi per la sua naturalezza ed onestà. Un giorno Luisina, che mi fece l'onore di farmi visita dove lavoravo, mi confidò che Eduardo le disse (parola più, parola meno): "...tu (a pochi Eduardo dava il TU) me piace pecché nun me allisce comme fanno ll'ate". Poi , la Nostra, lasciò Eduardo ma, dopo poco, il destino le aveva preparato un altro incontro che avrebbe cambiato la sua vita: Nino Taranto, col quale debutto, nel 1958, in Morte di Carnevale di Raffaele Viviani. La cosa che più mi affascinava di Luisina era l'amore, la devozione, il trasporto che aveva quando parlava del marito Nino Veglia, era una venerazione mista ad ammirazione, stima, per lei, Nino era un faro, un uomo dal quale imparare, da seguire, anche quando decise d'imbarcarsi nella difficile opera di ricostruzione del teatro Sannazaro. Cosa che avvenne agli inizi degli anni '70 e che lasciò sul lastrico la famiglia Veglia, senza più una lira (tutto speso nella ristrutturazione del teatro) e con la sola benedizione dell'indimenticato Mario Stefanile. Tutto andò per il verso giusto, Luisa Conte e Nino Veglia avevano fatto il miracolo di restituirci quel gran tesoro che è il teatro Sannazaro. Luisina é stata un sogno per tutti i milioni di napoletani che hanno affollato la bomboniera di via Chiaia, ma il suo sogno, il più bello, quello di acquistare il "suo" teatro, non si é realizzato.
Fonti: cronologia.leonardo.it e lastoriadinapoli.it